IL SANTUARIO DI MONTEVERGINE

Il Santuario e le sue origini

La storia del Santuario è strettamente legata alla figura di Guglielmo da Vercelli, un monaco eremita vissuto tra l’XI e il XII secolo, il quale nel 1124 scelse il massiccio del Partenio per costruire una chiesa in onore della Madonna. L’ammirazione per il Santo si era trasformata presto in imitazione, e le cime del Partenio furono raggiunte da decine di uomini decisi a seguire gli insegnamenti di Guglielmo.La vita quotidiana in cima al monte Partenio, resa già difficile dalle aspre condizioni climatiche, era improntata a un rigoroso regime penitenziale, ed era suddivisa fra varie attività lavorative, preghiere e l’esercizio della carità verso i poveri. Degna di nota fu soprattutto l’intima amicizia fra Guglielmo e re Ruggero II, il re normanno che nel 1130 aveva unificato le corone di Sicilia, di Calabria e delle Puglie.

I Padri Benedettini

I monaci di Montevergine, ponendosi come diffusori di storia e cultura, istituiscono il mirabile scriptorium verginiano come centro di studio e per la loro attività di ricerca. Hanno contribuito e contribuiscono anche a custodire un forte legame con la natura, esperti conoscitori dei boschi, ricercano erbe e piante curative e dopo un’opera meticolosa di selezione e lavorazione, riescono a riutilizzare quelle più adatte a scopi curativi, fino a costituire la Premiata Fabbrica di Liquori dei Padri Benedettini di Montevergine. Proprietà curative possiede anche il “cibo degli dei”, il miele prodotto in diverse specialità dagli abili e esperti apicoltori della comunità benedettina. Dedicando tanto tempo e energia nella loro preziosa cantina forniscono anche una produzione limitatissima e particolarmente curata di vini di origine controllata.

I luoghi

La Basilica Cattedrale
Opera dell’architetto Florestano Di Fausto, è stata aperta al culto nel 1961. La facciata è rivestita di pietra bianca e al centro è posto un rosone decorato con vetri policromi che raffigurano l’incoronazione della Vergine. L’interno, in stile romanico, si compone di tre navate; l’altare principale è racchiuso da un coro ligneo, sul fondo è posto il trono in marmo dove era collocato il dipinto della Madonna di Montevergine, sostituito poi da un crocifisso schiodato.

La Basilica antica
La chiesa romanica, consacrata l’11 novembre del 1182, fu trasformata nel corso del XIII secolo assumendo forme gotiche. In seguito ad un violento incendio nel 1629, subì poi ulteriori rifacimenti. La chiesa, originariamente a tre navate, risulta oggi priva della navata di sinistra abbattuta negli anni ’60 del secolo scorso per far posto al presbiterio della chiesa neoromanica, dove oggi è esposta la tavola della Madonna di Montevergine.

La Madonna di Montevergine
Nella cappella si conservava l’immagine sacra della Madonna di Montevergine, opera di Montano d’Arezzo e Pietro Cavallini. La Madonna è raffigurata seduta in trono e tra le sue braccia tiene amorevolmente Gesù Bambino. è anche conosciuta come Madonna Nera o come Mamma Schiavona.
Attorno alla Madonna ruota lo spirito di devozione che anima i monaci e in particolar modo i pellegrini che giungono al Santuario.

La Cripta di San Guglielmo
Consacrata nel 1963, è divisa in tre navate: al Santo è dedicato l’altare maggiore sotto il quale si trova la pregevole urna che contiene le sue spoglie mortali, e sulla quale sono rappresentate le scene più salienti della sua vita. Nelle navate trovano posto otto altari, consacrati nel 1964, ciascuno dedicato a due santi.

La Cappella del Torrione
Così denominata così per la sua forma che ricorda quella di una torre, vi si accede dalla scalinata, che se salita in ginocchio permetterà di ottenere un’indulgenza parziale. La facciata venne realizzata su disegno dell’ing. Carmine Biancardi verso la fine del XIX secolo, lo splendido altare è adornato dal mezzo busto del Redentore del 1899.

La Sala Ex Voto
Nell’anno in cui fu inaugurata la nuova basilica fu costruita anche una sala dove poter accogliere i numerosi ex voto portati dai pellegrini. Nei pressi della sala è inoltre posto il corpo del Beato Giulio, monaco di Montevergine, così chiamato dai credenti ma ancora non riconosciuto dalla chiesa: la particolarità della sua salma, custodita in un’urna di bronzo, è quella di essere ancora in un buona condizioni senza alcun trattamento dalla sua morte e a cui i fedeli attribuiscono numerosi miracoli.

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