IL PALAZZO ABBAZIALE DI LORETO

Il Palazzo abbaziale di Loreto, la cui prima attestazione risale al 1195, costituisce un esempio di assoluta importanza dell’architettura della metà del secolo XVIII.

La struttura, il cui originario disegno e progetto si devono a Domenico Antonio Vaccaro, uno dei più importanti architetti di Napoli, presenta al pianterreno il pregiato e suggestivo giardino a pianta ottagonale, sul cui lato settentrionale è posta una torretta dell’orologio, realizzata nel 1750, e due lucernai ottagonali.

Sul medesimo piano si sviluppa un corridoio che segue la murazione ottagonale interna e lungo il quale sono collocati gli accessi a vari ambienti. Tra questi particolare valore storico ed artistico riveste la sala del parlatoio, all’interno della quale si conservano due interessanti tele, una di un autore ignoto, raffigurante la consegna della regola di San Benedetto a San Guglielmo, e l’altra, datata al 1732 e attribuita al pittore Avellino, sulla quale è raffigurato papa Clemente XII che concede all’abate della congregazione la facoltà di amministrare ai sudditi il sacramento della cresima e di benedire gli abati di nuova elezione nelle case dipendenti.

La Farmacia, posta sulla destra dell’atrio di ingresso, conserva circa duecento vasi di maiolica, presumibilmente prodotti presso la fabbrica Giustiniani di Capodimonte ed attualmente sistemati all’interno di una pregevole scaffalatura parietale.  I vasi, utilizzati per conservare medicamenti e erbe mediche, riportano sul corpo lo stemma dell’Abbazia incorniciato in un motivo floreale e paesaggistico. L’odierna sistemazione è il frutto di un intervento effettuato tra il 1964 e il 1966, quando fu rinnovato il pavimento e il bancone, risalente all’allestimento seicentesco, fu sostituito con una cassamadia, all’interno della quale furono posizionate le attrezzature minori.

Al primo piano si trova il Salone degli Arazzi, elegante e signorile ambiente di rappresentanza. Il soffitto è decorato con stucchi realizzati dai fratelli Conforto di Galvanico, mentre alle pareti, accanto a specchi e ovali con cornici in legno dorato, sono conservati arazzi cinquecenteschi di scuola fiamminghi raffiguranti scene di caccia, molto probabilmente donati dalla famiglia Caracciolo.

Poco dopo il salone è ubicato l’archivio del palazzo, costituito da un vestibolo antistante alla sala delle scritture, a cui si accede tramite un arco ampio e semi abbassato. All’interno si trova un pregiato pavimento maiolicato con un fregio centrale, probabilmente anch’esso proveniente dalle fabbriche del Giustiniani. Sul soffitto dell’atrio è presente un affresco del Vecchione raffigurante l’Agnello che prende un libro e ne rompe i sigilli.

Sullo stesso piano si apre la porta della cappella affiancata da una campanella di bronzo, utilizzata per richiamare alla preghiera i religiosi. L’ambiente, a pianta esagonale irregolare, presenta una volta a padiglione con al centro la raggiera dorata dello Spirito Santo sotto forma di una colomba circondata da quattro coppie di angeli. L’altare, in marmi policromi, è arricchito da candelieri in ottone dorato del 1763, mentre lungo le pareti si sviluppa il coro monastico in legno e cuoio realizzato sotto la direzione artistica di Geppino e Mario Volpe ed inaugurato nel 1930 dall’abate Giuseppe Ramiro Marcone, il cui stemma è presente sullo schienale dello stallo destinato alla prima dignità monastica, oltre che al centro del pavimento e sul soffitto.

All’interno del palazzo si trovano, infine, la Premiata Fabbrica di Liquori dei Padri Benedettini di

Montevergine, la Cantina e l’apicultura per la produzione del miele.

Nell’ala nord-ovest del palazzo è ubicata la Biblioteca Statale di Montevergine, una delle undici biblioteche pubbliche statali annesse ai Monumenti nazionali e dipendente dal Ministero per i Beni e le Attività culturali.

L’edificio si sviluppa su tre livelli fra loro perpendicolari e l’accesso da parte dell’utenza e del personale è garantito dalla via Domenico Antonio Vaccaro. Al primo piano è ubicato l’elegante Auditorium con schienale semicircolare della cattedra sormontata dallo stemma dorato dell’abbazia e una sala destinata a mostre temporanee arricchita da una scaffalatura parietale in ferro a palchetti mobili e con doppia bacheca centrale.

Il terzo piano, il cui accesso è consentito soltanto a studiosi, conserva il materiale più antico e pregiato della Biblioteca: i codici e le pergamene, gli incunaboli e le cinquecentine.

La biblioteca, che ha origine dallo scriptorium verginiano, istituito dai monaci di Montevergine per la loro attività di studio e ricerca, è soprattutto specializzata in materia religiosa.

“Quanto monotona sarebbe la faccia
della terra senza le montagne”

 

IMMANUEL KANT
Filosofo, XVII secolo

“Quando uomini e montagne si incontrano,
grandi cose accadono”

 

WILLIAM BLAKE
Poeta, 1757-1827

“Sulle cime più alte ci si rende conto che la neve,
il cielo e l’oro hanno lo stesso valore”

 

BORIS VIAN
Scrittore, 1920-1959

“Andare in montagna è come tornare a casa,
e la natura incontaminata non è un lusso ma una necessità”

 

JOHN MUIR
Scrittore, 1938-1914

“Quassù non vivo in me, ma divento una parte di ciò che mi attornia.
Le alte montagne sono per me un sentimento”

 

LORD BYRON
Poeta, 1788-1824

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